venerdì 4 maggio 2007

Breve info sul "Nero Italiano"

Il "Giallo-Horror" italiano

Con il film I vampiri, datato 1957, ha ufficialmente inizio il cosiddetto Horror italiano, creato dalle menti geniali di due dei "padri fondatori" del genere, il regista Riccardo Freda ed il direttore della fotografia Mario Bava. Nonostante gli scarsi risultati al botteghino, quella pellicola avrebbe rappresentato negli anni successivi qualcosa di più di una semplice scommessa con i produttori Donati e Carpentieri, facendo ben presto cambiare idea agli "addetti ai lavori" riguardo alla possibilità che un genere come l'horror (assai popolare in quel periodo oltremanica) potesse attecchire anche in una terra solare e cinematograficamente più incline alla commedia come la nostra. Dopo il brillante esordio dietro alla macchina da presa da parte di Bava con La maschera del demonio, si susseguirono nei primissimi anni Sessanta, sulla falsariga dei due film sopra citati, varie pellicole più o meno dignitose di stampo gotico, tra le quali vanno senz'altro ricordati film come Il mulino delle donne di pietra di Giorgio Ferroni e L'orribile segreto del dottor Hichcock sempre di Freda.

Nel 1962, con La ragazza che sapeva troppo, Mario Bava getta quindi le basi di quello che sarà certamente il genere più prolifico e conosciuto nel mondo: il giallo all'italiana. In questo brillante film Bava ne definisce i canoni essenziali e gli elementi base (che verranno ripresi e perfezionati due anni dopo dal regista ligure col bellissimo Sei donne per l'assassino) senza riuscire però a creare subito una "scuola gialla" come quella che sorgerà anni dopo sulla scia dei primi fortunati thriller di Dario Argento. La maggior parte dei registi dell'epoca preferiscono infatti continuare sulla via del gotico, girando ottimi film d'atmosfera come Danza Macabra e La vergine di Norimberga, diretti entrambi dal bravo Antonio Margheriti, nonchè buone pellicole "low-budget" come Cinque tombe per un medium ed Il boia scarlatto, diretti da Massimo Pupillo. Regina indiscussa dell'horror italiano di questo periodo è l'inglese Barbara Steele, antesignana delle moderne "scream lady" e protagonista di alcune delle migliori pellicole italiane degli anni Sessanta e Settanta. Negli anni successivi registi del calibro di Margheriti e Bava confermano quindi il loro talento con alcune ottime pellicole tra le quali spiccano alcuni capolavori come Operazione paura e Contronatura.
Il 1969 vede infine l'esordio alla regia dell'ex critico cinematografico Dario Argento, indiscusso erede del grande genio di Bava, che dopo il successo del brillante L'uccello dalle piume di cristallo diverrà il caposcuola del giallo all'italiana, certamente il genere più sfruttato nel corso degli anni Settanta. Tra il '69 ed '73 usciranno infatti nelle sale una miriade di thriller "argentiani" (la maggior parte dei quali di scarsa qualità...) che si rifaranno nei titoli e nei soggetti ai primi lavori del giovane regista romano. E' questo il periodo dei primi ottimi gialli di Lucio Fulci (ricorderei in questo senso pellicole come Non si sevizia un paperino con un giovanissimo Tomas Milian e Una lucertola con la pelle di donna con Florinda Bolkan), degli innumerevoli thriller di Sergio Martino con Edwige Fenech (tra cui si segnalano i soli I corpi presentano tracce di violenza carnale e Tutti i colori del buio), dei numerosi gialletti di Umberto Lenzi e dei tanti (certamente troppi..) thriller animaleschi ispirati ai primi tre film di Argento. Tra i migliori prodotti di quegli anni vanno senz'altro annoverate pellicole del calibro di Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano, Mio caro assassino di Tonino Valerii, L'etrusco uccide ancora di Armando Crispino e La corta notte delle bambole di vetro di Aldo Lado.
In virtù del grande successo di pellicole d'oltreoceano come Il presagio e L'esorcista, si inserisce poi nel 1973 un nuovo sottogenere, il cosiddetto filone esorcistico-demoniaco, che porterà numerosi registi italiani a cimentarsi in film similari, con risultati però decisamente scadenti nella maggior parte delle occasioni (si possono salvare a riguardo solo poche pellicole come Holocaust 2000 di Alberto De Martino ed Il Medaglione insanguinato di Massimo Dallamano).
Negli anni successivi al 1975, dopo lo strepitoso succeso internazionale di Profondo rosso, c'è quindi un ritorno al giallo di stampo argentiano con buoni discreti film come Chi l'ha vista morire? di Aldo Lado o Macchie solari di Armando Crispino, sebbene si noti comunque una certa stanchezza e ripetitività nei temi e nelle situazioni affrontate. Negli stessi anni registi come Mario Bava ed Argento continuano a sfornare grandissimi film come Reazione a catena e Suspiria, confermando (se ce ne fosse stato bisogno..) tutto il loro talento visionario ed espressivo, mentre Pupi Avati esordisce nel genere con il sensazionale La casa dalle finestre che ridono.
Arriviamo quindi al 1978, anno di uscita del magnifico Zombi di Romero (film peraltro prodotto dall'amico Dario Argento), cui faranno presto seguito numerose imitazioni nostrane di livello più o meno alto: il primo a cimentarsi nel filone zombesco è il grande Lucio Fulci con l'estremo Zombi 2. Seguono quindi numerose altre pellicole sullo stesso tema, nelle quali, mancando quasi del tutto valide sceneggiature e regie di spessore, sono spesso gli effetti speciali a farla da padroni...
Arriviamo così agli anni 80, che iniziano con la dolorosa scomparsa del grande Mario Bava, che passa idealmente il testimone all'allievo Dario Argento collaborando alla realizzazione di Inferno, e con la celeberrima "trilogia" di Fulci (composta da L'Aldilà, Quella villa accanto al cimitero e Paura nella città dei morti viventi). Ma gli anni Ottanta sono anche gli anni di un grande artigiano del nostro cinema, Aristide Massaccesi (più noto con lo pseudonimo di Joe D'Amato), che con soli due film (gli "splatterosissimi" Antropophagus e Buio Omega) riesce a ritagliarsi un posto d'onore tra i registi horror italiani.
Spentasi però la vena creativa dei grandi del nostro cinema e soprattutto con l'emergere delle nuove leve (tra cui "spiccano" i pessimi Lamberto Bava e Luigi Cozzi, responsabili di alcuni tra i peggiori film del nostro cinema), inizia verso la metà del decennio un lento ma inesorabile declino del genere fantastico, fino ad arrivare alla sua definitiva "dissacrazione" con le pellicole dirette da personaggi del calibro dei fratelli Vanzina o di Bruno Gaburro...

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