Con il film I vampiri, datato
Il 1969 vede infine l'esordio alla regia dell'ex critico cinematografico Dario Argento, indiscusso erede del grande genio di Bava, che dopo il successo del brillante L'uccello dalle piume di cristallo diverrà il caposcuola del giallo all'italiana, certamente il genere più sfruttato nel corso degli anni Settanta. Tra il '69 ed '73 usciranno infatti nelle sale una miriade di thriller "argentiani" (la maggior parte dei quali di scarsa qualità...) che si rifaranno nei titoli e nei soggetti ai primi lavori del giovane regista romano. E' questo il periodo dei primi ottimi gialli di Lucio Fulci (ricorderei in questo senso pellicole come Non si sevizia un paperino con un giovanissimo Tomas Milian e Una lucertola con la pelle di donna con Florinda Bolkan), degli innumerevoli thriller di Sergio Martino con Edwige Fenech (tra cui si segnalano i soli I corpi presentano tracce di violenza carnale e Tutti i colori del buio), dei numerosi gialletti di Umberto Lenzi e dei tanti (certamente troppi..) thriller animaleschi ispirati ai primi tre film di Argento. Tra i migliori prodotti di quegli anni vanno senz'altro annoverate pellicole del calibro di Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano, Mio caro assassino di Tonino Valerii, L'etrusco uccide ancora di Armando Crispino e La corta notte delle bambole di vetro di Aldo Lado.
In virtù del grande successo di pellicole d'oltreoceano come Il presagio e L'esorcista, si inserisce poi nel 1973 un nuovo sottogenere, il cosiddetto filone esorcistico-demoniaco, che porterà numerosi registi italiani a cimentarsi in film similari, con risultati però decisamente scadenti nella maggior parte delle occasioni (si possono salvare a riguardo solo poche pellicole come Holocaust 2000 di Alberto De Martino ed Il Medaglione insanguinato di Massimo Dallamano).
Negli anni successivi al 1975, dopo lo strepitoso succeso internazionale di Profondo rosso, c'è quindi un ritorno al giallo di stampo argentiano con buoni discreti film come Chi l'ha vista morire? di Aldo Lado o Macchie solari di Armando Crispino, sebbene si noti comunque una certa stanchezza e ripetitività nei temi e nelle situazioni affrontate. Negli stessi anni registi come Mario Bava ed Argento continuano a sfornare grandissimi film come Reazione a catena e Suspiria, confermando (se ce ne fosse stato bisogno..) tutto il loro talento visionario ed espressivo, mentre Pupi Avati esordisce nel genere con il sensazionale La casa dalle finestre che ridono.
Arriviamo quindi al 1978, anno di uscita del magnifico Zombi di Romero (film peraltro prodotto dall'amico Dario Argento), cui faranno presto seguito numerose imitazioni nostrane di livello più o meno alto: il primo a cimentarsi nel filone zombesco è il grande Lucio Fulci con l'estremo Zombi 2. Seguono quindi numerose altre pellicole sullo stesso tema, nelle quali, mancando quasi del tutto valide sceneggiature e regie di spessore, sono spesso gli effetti speciali a farla da padroni...
Arriviamo così agli anni 80, che iniziano con la dolorosa scomparsa del grande Mario Bava, che passa idealmente il testimone all'allievo Dario Argento collaborando alla realizzazione di Inferno, e con la celeberrima "trilogia" di Fulci (composta da L'Aldilà, Quella villa accanto al cimitero e Paura nella città dei morti viventi). Ma gli anni Ottanta sono anche gli anni di un grande artigiano del nostro cinema, Aristide Massaccesi (più noto con lo pseudonimo di Joe D'Amato), che con soli due film (gli "splatterosissimi" Antropophagus e Buio Omega) riesce a ritagliarsi un posto d'onore tra i registi horror italiani.
Spentasi però la vena creativa dei grandi del nostro cinema e soprattutto con l'emergere delle nuove leve (tra cui "spiccano" i pessimi Lamberto Bava e Luigi Cozzi, responsabili di alcuni tra i peggiori film del nostro cinema), inizia verso la metà del decennio un lento ma inesorabile declino del genere fantastico, fino ad arrivare alla sua definitiva "dissacrazione" con le pellicole dirette da personaggi del calibro dei fratelli Vanzina o di Bruno Gaburro...

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