sabato 19 maggio 2007

Dio è morto?!? A voi la scelta...secondo Nietzsche...

L'uomo folle. Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: "Cerco Dio! Cerco Dio!". E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. " E' forse perduto?" disse uno. "Si è perduto come un bambino?" fece un altro. "Oppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? 'E emigrato?" - gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: "Dove se n'è andato Dio? :- gridò - ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per cancellare l'intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all'indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giuochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un'azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, ad una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!". A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch'essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. "Vengo troppo presto - proseguì - non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest'azione è ancor sempre più lontana da loro delle più lontane costellazioni: eppure son loro che l'hanno compiuta!". Si racconta ancora che l'uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: "Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?".
Tratto da:
La morte di Dio
(F.Nietzsche, La Gaia scienza)

giovedì 10 maggio 2007

Mio zio

Mio zio è mitico, mi riempe di attenzioni, l'unico suo difetto è ke fuma le sigarette come 1 talebano gnuro....ha 1 cane, Asia, ke nn mi fa avvicinare a lui ke ma morde!!!ahh dimenticavo, ha 1 altro difetto, è 1 romanista di merda e x questo lo ucciderei, tanti cari saluti by ferry 69( milanista nell'anima).

venerdì 4 maggio 2007

Un Giorno come altri, ma diverso da TUTTI...

9 Dicembre 2006, Un Sabato Come Tanti Altri...Per Gli Altri...Non Per Me!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

L'inizio della fine, l'inizio di un lungo tortuoso cammino che so' già per certo segnerà il resto della mia vita. Tutto è iniziato con una telefonata... Ricordo, come se stesse accadendo in questo preciso istante, le parole confuse di chi dall'altro capo della cornetta cercava di dirmi che stavano trasportando d'urgenza mio fratello all'ospedale, perchè si sospettava una temporanea occlusione di una vena del cervello. Il cuore cominciò a battere follemente e pensai: "Non sta capitando a me, è solo un incubo dal quale mi devo ancora svegliare..." Oggi a distanza di oltre 4 mesi, dopo una decina di interventi subiti da un padre di soli 26 anni, non so' cosa darei per sentirmi dire che era solo una vena occlusa temporaneamente. Invece no! Mio fratello è stato operato d'urgenza il 12 dicembre 2006 per un ependimoma maligno al tronco encefalico, un tumore bastardo in un punto ancora più bastardo.
Non so cosa fare e su chi contare (tra i conoscenti/amici), quando succedono queste determinate tragedie, si pensa sempre "non capiterà a me", ma purtroppo capita, e non di rado...

Spero che chi leggerà questo scritto possa avere il giusto pensiero di godersi la vita attimo dopo attimo, è così breve e preziosa che spesso non Le diamo la giusta importanza...

FreeDay...I Want You!!!

Liberi..liberi..liberi...
L'uomo ha sempre lottato per la propria libertà, l'espressione, la fisicità, i movimenti hanno indotto l'uomo a indirizzare il proprio ego nella libertà metafisica.
Questo blog cerca di dar voce a disadattati, inattuali, persone poco/niente considerate, chiunque può, anzi deve esprimere nel mio/tuo blog la propria opinione.

Dimmi la tua...togli la maschera...
Ho dimostrato parecchio durante il mio percorso tortuoso, ora voglio che tu mi racconti qualcosa. Abroghiamo il silenzio, ho voglia di dirti che...

Arrapaho...miti underground anni '70/'80

Arrapaho

Regia: Ciro Ippolito

Interpreti: Alfredo Cerruti, Daniele Pace, Tinì Cansino
Sceneggiatura: Ciro Ippolito e gli Squallor
Produzione: Italia 1984; Durata: 98'

Gli Squallor nel film

  • Daniele Pace interpreta il Capo Tribù dei Cefalones: Palla Pesante.
  • Alfredo Cerruti è il narratore, e nel film non appare.
  • Giancarlo Bigazzi è il tizio che arriva con la slitta e chiede a Daniele Pace "Vò bene per la steppa?"
  • Totò Savio interviene al matrimonio di Ascella Pezzata con Cavallo Pazzo e interpreta un parente dello sposo. Si presenta a cerimonia già iniziata, in completo scuro, con la moglie.

Da "Telefona":

Pe' nu vaso 'ncoppa a 'na zizza, pe stu cazz ca nun s'arrizza senza 'e te, allisceme stu bebbé

Rituali bestiali, il lupo in NOI...


Credere nella licantropia...

Alla base della credenza nella licantropia, ossia nella metamorfosi temporanea o non di un essere umano in lupo o in altre trasformazioni animali, ovviamente ritualmente intese, vi è l’umano desiderio di abbandono all’istinto selvaggio per sondare quelle sensazioni di intenso ritorno alla natura. Ogni cultura ne fornisce diverse rappresentazioni accompagnate da diverse usanze ma con una matrice rituale comune. Per quello che riguarda il classicismo compare, ad esempio la leggenda di Licaone, figlio di Pelasgo, primo re di Arcadia che viene posto da Pausania nella “guida della Grecia” in un contesto rituale di metamorfosi in lupo.
Anche nella letteratura latina compare il mito della trasformazione in animale attraverso Ovidio che nelle sue “Metamorfosi” narra di passaggi di dei in uomini o in animali ma anche di esseri umani in vegetali. Trasformazioni che in diversi contesti assumono diversi significati quali la valorizzazione o la condanna, la temporaneità o la definitività, metamorfosi collettive o altre individuali, volontarie e personali o attraverso un tramite (divinità, stregone ecc...). Si continua poi con altri popoli quali quello indiano in cui lo sciamano attraverso imitazioni dell’animale prescelto, date sia dal travestimento che dal comportamento, celebra rituali con finalità propiziatorie o venatorie a seconda delle cerimonie.
Sopratutto in questo caso, l’imitazione dell’animale (che mischiata al travestimento fornisce chiari simbolismi metamorfici) scandisce l’apprendimento che l’uomo può trarne da esso. Gli indiani osservavano scrupolosamente il comportamento delle bestie nelle varie situazioni e non a caso i loro spiriti guida venivano rappresentati da animali. Nelle antiche popolazioni germaniche e scandinave, i lupi mannari (ulfhednar “uomini vestiti di pelli di lupo”) e i berserkir (guerrieri rivestiti di pelliccia d’orso) rientravano tranquillamente nell’organizzazione della società in qualità di eccezionali combattenti che vestivano di pelli di animali e in occasione della battaglia ne acquistavano il potere, la furia e la maggior resistenza al dolore.
Questi guerrieri compivano pratiche magiche iniziatiche come prove di coraggio, resistenza alla sofferenza fisica e metamorfosi rituale in animale. Naturalmente il fine era quello di avvicinarsi il più possibile all’invincibilità. Abbiamo così visto come i rituali di bestialità abbiano fini diversi quali la trance sciamanica a fini propiziatori e venatori (ossia di vantaggi ottenibili attraverso la ritualità e cerimonie di caccia), la semplice realizzazione del desiderio di ritorno all’origine animale a fini conoscitivi e infine l’utilizzo dell’istinto e della sua forza a scopi guerrieri.
Per ciò che concerne la possessione demoniaca all’interno del sabba, ovviamente differente dal concetto di “possessione diabolica” in uso al cattolicesimo in giustificazione a quelle che invece sono malattie mentali come l’ossessione, la depressione, l’isterismo, essa è magicamente intesa come un richiamo consapevole delle energie primordiali che sussistono in coesione con l’universo ed è correlabile, nella maggior parte dei casi, alla luna piena che illumina splendidamente i boschi. La sua intera fase raccoglie in se la dolce espressione del fecondo ventre materno, il riflesso in essa della luce solare. Noto è anche l’influsso della luna piena sull’aspetto romantico dell’uomo, sull’istinto animale, sulle maree, sul raccolto nei campi, sulla semina e sulla pesca. Non vi è da stupirsi se il suo disco divenne il simbolo della notte, della madre feconda, del culto della luna - madre ossia di Lilith. Passiva nel riflettere il sole ma attiva nelle influenze che esercita sulla terra.

Da qui il simbolismo del “lato oscuro” dell’essere umano: l’animale.

I Tre Maestri Italiani.

Lucio Fulci

Questo piccolo grande Maestro, autore di alcuni tra i più terrificanti horror del nostro cinema, è stato sempre considerato dalla critica italiana come un autore minore, venendo riconosciuto per i suoi reali meriti solo al'estero (cosa in comune con Mario Bava). Poco prima di morire Fulci si tolse però la soddisfazione di essere "riscoperto" in vita, tant'è che nei suoi ultimi anni amava definirsi come lo "zombi del cinema italiano"... Altra definizione che il Maestro amava usare riferendosi a se stesso era quella di "terrorista di genere": avendo girato fin da giovane un grandissimo numero di pellicole (alcune delle quali per brevità non sono citate nella lista sottostante) ed avendo affrontato in pratica ogni genere possibile, aveva raggiunto un tale livello di esperienza e maturità artistica che pochi altri in Italia potevano vantare. Purtroppo, a causa di budget sempre più ridotti, che comportavano l'utilizzo di attori e collaboratori meno dotati di quelli del suo "periodo d'oro" (i quali avevano costituito una sorta di factory collaborando sempre insieme per molte pellicole), gli ultimi lavori del Maestro non risultano all'altezza di quelli girati negli anni settanta ed ottanta, ma i nostri ricordi resteranno sempre ancorati ai magnifici film a cavallo del 1980 e del 1981, che rappresentano forse la punta più alta raggiunta da Fulci nella sua grande carriera.


Mario Bava

Il Gran Maestro dell'horror italiano nasce come direttore della fotografia e curatore di effetti visivi per molti film italiani ed americani nel periodo d'oro di Cinecittà. Dopo la fortunata collaborazione con l'amico Freda ("inventore" dell'horror made in Italy con il film I vampiri, del quale Bava dirige alcune scene di raccordo), esordisce alla regia nel '60 e gira (purtroppo senza troppe fortuna in patria) alcuni tra i più bei film del nostro cinema di genere, finchè nei primi anni 70 è "costretto" a cedere il passo ai registi della nuovo generazione, primo fra tutti Dario Argento, cui idealmente Bava passerà il testimone nell'80 collaborando ad Inferno. Il suo ultimo lavoro cinematografico, datato 1977, gli viene addirittura commissionato dai produttori come un film "alla Argento" e Bava, ormai stanco dei continui condizionamenti e dei budget sempre più limitati, lascia girare al figlio (già suo aiuto regista da parecchi anni) molte scene del film, che difatti non ha più la tipica "impronta" del Gran Maestro. L'ultimissima "fatica" prima della sua scomparsa è un mediometraggio, girato assieme al figlio per la Rai, tratto (come La maschera del demonio) da un classico della letteratura, stando ancora una volta a dimostrare la grande cultura e la poliedricità di uno dei nostri più grandi (e sottovalutati in vita) registi.


Dario Argento

Figlio di un produttore cinematografico e di una celebre fotografa, il Messia, dopo un periodo di "tirocinio" come critico cinematografico per alcune testate giornalistiche, scrive alcune sceneggiature (tra cui Metti una sera a cena di Patroni Griffi e C'era una volta il West, scritta con Bertolucci per Sergio Leone) che gli rendono nell'ambiente la notorietà necessaria per poter esordire alla regia nel 70 con un suo soggetto. Celebrato in tutto il mondo come "l'Hitchcock italiano", Argento da Profondo rosso in poi abbandona la redditizia strada del "giallo animalesco" da lui inventata per passare all'horror vero e proprio. Ultimamente (diventato anche produttore e "talent scout" di nuovi registi dell'orrore) ha forse inflazionato un pò troppo il genere, probabilmente per restare fedele alle attese dei suoi fans, ed i suoi ultimi lavori non sono di certo all'altezza della sua fama. Vedremo se con i prossimi lavori riuscirà a creare ancora una volta qualcosa di nuovo ed originale che lo riporti agli "antichi splendori"...

Breve info sul "Nero Italiano"

Il "Giallo-Horror" italiano

Con il film I vampiri, datato 1957, ha ufficialmente inizio il cosiddetto Horror italiano, creato dalle menti geniali di due dei "padri fondatori" del genere, il regista Riccardo Freda ed il direttore della fotografia Mario Bava. Nonostante gli scarsi risultati al botteghino, quella pellicola avrebbe rappresentato negli anni successivi qualcosa di più di una semplice scommessa con i produttori Donati e Carpentieri, facendo ben presto cambiare idea agli "addetti ai lavori" riguardo alla possibilità che un genere come l'horror (assai popolare in quel periodo oltremanica) potesse attecchire anche in una terra solare e cinematograficamente più incline alla commedia come la nostra. Dopo il brillante esordio dietro alla macchina da presa da parte di Bava con La maschera del demonio, si susseguirono nei primissimi anni Sessanta, sulla falsariga dei due film sopra citati, varie pellicole più o meno dignitose di stampo gotico, tra le quali vanno senz'altro ricordati film come Il mulino delle donne di pietra di Giorgio Ferroni e L'orribile segreto del dottor Hichcock sempre di Freda.

Nel 1962, con La ragazza che sapeva troppo, Mario Bava getta quindi le basi di quello che sarà certamente il genere più prolifico e conosciuto nel mondo: il giallo all'italiana. In questo brillante film Bava ne definisce i canoni essenziali e gli elementi base (che verranno ripresi e perfezionati due anni dopo dal regista ligure col bellissimo Sei donne per l'assassino) senza riuscire però a creare subito una "scuola gialla" come quella che sorgerà anni dopo sulla scia dei primi fortunati thriller di Dario Argento. La maggior parte dei registi dell'epoca preferiscono infatti continuare sulla via del gotico, girando ottimi film d'atmosfera come Danza Macabra e La vergine di Norimberga, diretti entrambi dal bravo Antonio Margheriti, nonchè buone pellicole "low-budget" come Cinque tombe per un medium ed Il boia scarlatto, diretti da Massimo Pupillo. Regina indiscussa dell'horror italiano di questo periodo è l'inglese Barbara Steele, antesignana delle moderne "scream lady" e protagonista di alcune delle migliori pellicole italiane degli anni Sessanta e Settanta. Negli anni successivi registi del calibro di Margheriti e Bava confermano quindi il loro talento con alcune ottime pellicole tra le quali spiccano alcuni capolavori come Operazione paura e Contronatura.
Il 1969 vede infine l'esordio alla regia dell'ex critico cinematografico Dario Argento, indiscusso erede del grande genio di Bava, che dopo il successo del brillante L'uccello dalle piume di cristallo diverrà il caposcuola del giallo all'italiana, certamente il genere più sfruttato nel corso degli anni Settanta. Tra il '69 ed '73 usciranno infatti nelle sale una miriade di thriller "argentiani" (la maggior parte dei quali di scarsa qualità...) che si rifaranno nei titoli e nei soggetti ai primi lavori del giovane regista romano. E' questo il periodo dei primi ottimi gialli di Lucio Fulci (ricorderei in questo senso pellicole come Non si sevizia un paperino con un giovanissimo Tomas Milian e Una lucertola con la pelle di donna con Florinda Bolkan), degli innumerevoli thriller di Sergio Martino con Edwige Fenech (tra cui si segnalano i soli I corpi presentano tracce di violenza carnale e Tutti i colori del buio), dei numerosi gialletti di Umberto Lenzi e dei tanti (certamente troppi..) thriller animaleschi ispirati ai primi tre film di Argento. Tra i migliori prodotti di quegli anni vanno senz'altro annoverate pellicole del calibro di Cosa avete fatto a Solange? di Massimo Dallamano, Mio caro assassino di Tonino Valerii, L'etrusco uccide ancora di Armando Crispino e La corta notte delle bambole di vetro di Aldo Lado.
In virtù del grande successo di pellicole d'oltreoceano come Il presagio e L'esorcista, si inserisce poi nel 1973 un nuovo sottogenere, il cosiddetto filone esorcistico-demoniaco, che porterà numerosi registi italiani a cimentarsi in film similari, con risultati però decisamente scadenti nella maggior parte delle occasioni (si possono salvare a riguardo solo poche pellicole come Holocaust 2000 di Alberto De Martino ed Il Medaglione insanguinato di Massimo Dallamano).
Negli anni successivi al 1975, dopo lo strepitoso succeso internazionale di Profondo rosso, c'è quindi un ritorno al giallo di stampo argentiano con buoni discreti film come Chi l'ha vista morire? di Aldo Lado o Macchie solari di Armando Crispino, sebbene si noti comunque una certa stanchezza e ripetitività nei temi e nelle situazioni affrontate. Negli stessi anni registi come Mario Bava ed Argento continuano a sfornare grandissimi film come Reazione a catena e Suspiria, confermando (se ce ne fosse stato bisogno..) tutto il loro talento visionario ed espressivo, mentre Pupi Avati esordisce nel genere con il sensazionale La casa dalle finestre che ridono.
Arriviamo quindi al 1978, anno di uscita del magnifico Zombi di Romero (film peraltro prodotto dall'amico Dario Argento), cui faranno presto seguito numerose imitazioni nostrane di livello più o meno alto: il primo a cimentarsi nel filone zombesco è il grande Lucio Fulci con l'estremo Zombi 2. Seguono quindi numerose altre pellicole sullo stesso tema, nelle quali, mancando quasi del tutto valide sceneggiature e regie di spessore, sono spesso gli effetti speciali a farla da padroni...
Arriviamo così agli anni 80, che iniziano con la dolorosa scomparsa del grande Mario Bava, che passa idealmente il testimone all'allievo Dario Argento collaborando alla realizzazione di Inferno, e con la celeberrima "trilogia" di Fulci (composta da L'Aldilà, Quella villa accanto al cimitero e Paura nella città dei morti viventi). Ma gli anni Ottanta sono anche gli anni di un grande artigiano del nostro cinema, Aristide Massaccesi (più noto con lo pseudonimo di Joe D'Amato), che con soli due film (gli "splatterosissimi" Antropophagus e Buio Omega) riesce a ritagliarsi un posto d'onore tra i registi horror italiani.
Spentasi però la vena creativa dei grandi del nostro cinema e soprattutto con l'emergere delle nuove leve (tra cui "spiccano" i pessimi Lamberto Bava e Luigi Cozzi, responsabili di alcuni tra i peggiori film del nostro cinema), inizia verso la metà del decennio un lento ma inesorabile declino del genere fantastico, fino ad arrivare alla sua definitiva "dissacrazione" con le pellicole dirette da personaggi del calibro dei fratelli Vanzina o di Bruno Gaburro...

Disciplina dei diritti dei consumatori

Legge 30 luglio 1998, n. 281

Gazzetta Ufficiale n. 189 del 14 agosto 1998


Art. 1.
Finalita' ed oggetto della legge

1. In conformita' ai principi contenuti nei trattati istitutivi delle Comunita' europee e nel trattato sull'Unione europea nonche' nella normativa comunitaria derivata, sono riconosciuti e garantiti i diritti e gli interessi individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, ne e' promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche in forma collettiva e associativa, sono favorite le iniziative rivolte a perseguire tali finalita', anche attraverso la disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori e degli utenti e le pubbliche amministrazioni.

2. Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come fondamentali i diritti:
a) alla tutela della salute;
b) alla sicurezza e alla qualita' dei prodotti e dei servizi;
c) ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicita';
d) all'educazione al consumo;
e) alla correttezza, trasparenza ed equita' nei rapporti contrattuali concernenti beni e servizi;
f) alla promozione e allo sviluppo dell'associazionismo libero, volontario e democratico tra i consumatori e gli utenti;
g) all'erogazione di servizi pubblici secondo standard di qualita' e di efficienza.

Art. 2.
Definizioni

1. Ai fini della presente legge si intendono per:
a) "consumatori e utenti": le persone fisiche che acquistino o utilizzino beni o servizi per scopi non riferibili all'attivita' imprenditoriale e professionale eventualmente svolta;
b) "associazioni dei consumatori e degli utenti": le formazioni sociali che abbiano per scopo statutario esclusivo la tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori o degli utenti.

Art. 3.
Legittimazione ad agire

1. Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 5 sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi, richiedendo al giudice competente:
a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti;
b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate;
c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o piu' quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicita' del provvedimento puo' contribuire a correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate.

2. Le associazioni di cui al comma 1 possono attivare, prima del ricorso al giudice, la procedura di conciliazione dinanzi alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio a norma dell'articolo 2, comma 4, lettera a), della legge 29 dicembre 1993, n. 580. La procedura e', in ogni caso, definita entro sessanta giorni.

3. Il processo verbale di conciliazione, sottoscritto dalle parti e dal rappresentante della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, e' depositato per l'omologazione nella cancelleria della pretura del luogo nel quale si e' svolto il procedimento di conciliazione.

4. Il pretore, accertata la regolarita' formale del processo verbale, lo dichiara esecutivo con decreto. Il verbale di conciliazione omologato costituisce titolo esecutivo.

5. In ogni caso l'azione di cui al comma 1 puo' essere proposta solo dopo che siano decorsi quindici giorni dalla data in cui le associazioni abbiano richiesto al soggetto da esse ritenuto responsabile, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, la cessazione del comportamento lesivo degli interessi dei consumatori e degli utenti.

6. Nei casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, l'azione inibitoria si svolge a norma degli articoli 669-bis e seguenti del codice di procedura civile.

7. Fatte salve le norme sulla litispendenza, sulla continenza, sulla connessione e sulla riunione dei procedimenti, le disposizioni di cui al presente articolo non precludono il diritto ad azioni individuali dei consumatori che siano danneggiati dalle medesime violazioni.

Art. 4.
Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti

1. E' istituito presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di seguito denominato "Consiglio".

2. Il Consiglio, che si avvale, per le proprie iniziative, della struttura e del personale del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e' composto dai rappresentanti delle associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell'elenco di cui all'articolo 5 e da un rappresentante delle regioni e delle province autonome designato dalla conferenza dei presidenti delle regioni, e delle province autonome, ed e' presieduto dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato o da un suo delegato. Il Consiglio e' nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, e dura in carica tre anni.

3. Il Consiglio invita alle proprie riunioni rappresentanti delle associazioni di tutela ambientale riconosciute e delle associazioni nazionali delle cooperative dei consumatori. Possono altresi' essere invitati i rappresentanti di enti ed organismi che svolgono funzioni di regolamentazione o di normazione del mercato, delle categorie economiche e sociali interessate, delle pubbliche amministrazioni competenti, nonche' esperti delle materie trattate.

4. E' compito del Consiglio:
a) esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di disegni di legge del Governo, nonche' sui disegni di legge di iniziativa parlamentare e sugli schemi di regolamenti che riguardino i diritti e gli interessi dei consumatori e degli utenti;
b) formulare proposte in materia di tutela dei consumatori e degli utenti, anche in riferimento ai programmi e alle politiche comunitarie;
c) promuovere studi, ricerche e conferenze sui problemi del consumo e sui diritti dei consumatori e degli utenti, ed il controllo della qualita' e della sicurezza dei prodotti e dei servizi;
d) elaborare programmi per la diffusione delle informazioni presso i consumatori e gli utenti;
e) favorire iniziative volte a promuovere il potenziamento dell'accesso dei consumatori e degli utenti ai mezzi di giustizia previsti per la soluzione delle controversie;
f) favorire ogni forma di raccordo e coordinamento tra le politiche nazionali e regionali in materia di tutela dei consumatori e degli utenti, assumendo anche iniziative dirette a promuovere la piu' ampia rappresentanza degli interessi dei consumatori e degli utenti nell'ambito delle autonomie locali. A tal fine il presidente convoca una volta all'anno una sessione a carattere programmatico cui partecipano di diritto i presidenti degli organismi rappresentativi dei consumatori e degli utenti previsti dagli ordinamenti regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano;
g) stabilire rapporti con analoghi organismi pubblici o privati di altri Paesi e dell'Unione europea.

Art. 5.
Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale

1. Presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e' istituito l'elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale.

2. L'iscrizione nell'elenco e' subordinata al possesso, da comprovare con la presentazione di documentazione conforme alle prescrizioni e alle procedure stabilite con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dei seguenti requisiti:
a) avvenuta costituzione, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, da almeno tre anni e possesso di uno statuto che sancisca un ordinamento a base democratica e preveda come scopo esclusivo la tutela dei consumatori e degli utenti, senza fine di lucro;
b) tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente con l'indicazione delle quote versate direttamente all'associazione per gli scopi statutari;
c) numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille della popolazione nazionale e presenza sul territorio di almeno cinque regioni o province autonome, con un numero di iscritti non inferiore allo 0,2 per mille degli abitanti di ciascuna di esse, da certificare con dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta' resa dal legale rappresentante dell'associazione con le modalita' di cui all'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15;
d) elaborazione di un bilancio annuale delle entrate e delle uscite con indicazione delle quote versate dagli associati e tenuta dei libri contabili, conformemente alle norme vigenti in materia di contabilita' delle associazioni non riconosciute;
e) svolgimento di un'attivita' continuativa nei tre anni precedenti;
f) non avere i suoi rappresentanti legali subito alcuna condanna, passata in giudicato, in relazione all'attivita' dell'associazione medesima, e non rivestire i medesimi rappresentanti la qualifica di imprenditori o di amministratori di imprese di produzione e servizi in qualsiasi forma costituite, per gli stessi settori in cui opera l'associazione.

3. Alle associazioni dei consumatori e degli utenti e' preclusa ogni attivita' di promozione o pubblicita' commerciale avente per oggetto beni o servizi prodotti da terzi ed ogni connessione di interessi con imprese di produzione o di distribuzione.

4. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato provvede annualmente all'aggiornamento dell'elenco.

5. All'elenco di cui al presente articolo possono iscriversi anche le associazioni dei consumatori e degli utenti operanti esclusivamente nei territori ove risiedono minoranze linguistiche costituzionalmente riconosciute, in possesso dei requisiti di cui al comma 2, lettere a), b), d), e) e f), nonche' con un numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille degli abitanti della regione o provincia autonoma di riferimento, da certificare con dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorieta' resa dal legale rappresentante dell'associazione con le modalita' di cui all'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15.

Art. 6.
Agevolazioni e contributi

1. Le agevolazioni e i contributi previsti dalla legge 5 agosto 1981, n. 416, in materia di disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l'editoria, sono estesi, con le modalita' ed i criteri di graduazione definiti con apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, alle attivita' editoriali delle associazioni iscritte nell'elenco di cui all'articolo 5 della presente legge.

Art. 7.
Copertura finanziaria

1. Per le finalita' della presente legge e' autorizzata la spesa massima di 3 miliardi di lire annue a decorrere dal 1998, da destinare, rispettivamente, nella misura di lire 2 miliardi annue allo svolgimento delle attivita' promozionali del Consiglio di cui all'articolo 4 e di lire 1 miliardo alle agevolazioni e ai contributi di cui all'articolo 6.

2. Alla copertura degli oneri di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1998-2000, nell'ambito dell'unita' previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno finanziario 1998, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

3. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 8.
Norma transitoria

1. Fino al 31 dicembre 1999, il Consiglio di cui all'articolo 4 e' composto dai membri della Consulta dei consumatori e degli utenti istituita con decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 11 novembre 1994, e successive modificazioni, ed e' integrato dai rappresentanti delle associazioni iscritte nell'elenco di cui all'articolo 5, ove non gia' rappresentate nella Consulta.

2. Fino alla data di cui al comma 1, il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentito il parere del Consiglio di cui all'articolo 4, puo' iscrivere in via provvisoria nell'elenco di cui all'articolo 5 associazioni che non siano in possesso del requisito di cui alla lettera c) del comma 2 del medesimo articolo 5, fermi i restanti requisiti. Tale iscrizione ha effetto fino alla data di cui al comma 1.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

"Centinaia di chilometri con un pieno d'idrogeno" by Beppe Grillo

L'idrogeno è un'energia già disponibile
Ma è "pulita" se non si produce col petrolio
Non si vuole investire in fonti rinnovabili
Troppi interessi economici e politici in gioco
“Il futuro dell’energia? Ma se in Italia c’è ancora chi vuole il carbone. L’Enel ha
comprato una miniera in Romania e pensa che sia un buon investimento. Se il futuro è
questo vuol dire che iscriverò mio figlio a un corso per spazzacamino”. Ironizza, ma
poco, Beppe Grillo. Quando si parla di inquinamento ed energie alternative il comico
genovese diventa subito serio. E si arrabbia: “E’ a idrogeno che dovrebbero andare le
auto. Io ne ho avuta una a celle combustibili nel ’96, ho fatto 17.000 chilometri
senza nessun problema. Basta cambiare il serbatoio e le guarnizioni per evitare che
l’idrogeno voli via”.
Sì, ma poi dove si fa rifornimento?
Con l’elettrolisi si può produrre l’idrogeno per far andare la macchina. Ma bisogna
comunque sviluppare una vera industria, con distributori e colonnine dalle quali esce
l’idrogeno, come quelli della benzina. E come con il petrolio si possono costruire
delle condutture per portare l’idrogeno dove serve. In Germania ci sono gli
idrogenodotti da ottant’anni e non c’è mai stato un incidente.
E chi dovrebbe produrre l’idrogeno?
Alcune compagnie petrolifere come la Shell e la British Petroil già lo fanno,
ma bruciando petrolio. E allora non si migliora l’ambiente e l’effetto serra rimane.
L’idrogeno è davvero pulito se si fa col metano o altri fonti energetiche, altrimenti
si sposta solo il problema: le auto non emettono sostanze nocive ma a quello ci
penserebbero le fabbriche.
Negli Stati Uniti il governo finanzierà la General Motors per produrre motori a
idrogeno, ma si prevede che le auto ecologiche saranno in giro fra cinquant’anni.
Nel frattempo continueremo a morire asfissiati?
Bush è uno che vuole solo rinviare il problema. La cella a combustibile l’ha
inventata nel 1870 un parroco tedesco. In realtà siamo tutti ostaggi di grossi
interessi politici ed economici, innanzitutto delle compagnie petrolifere che
vogliono continuare a utilizzare la benzina. E poi ci sono i motori ibridi che vanno
a diesel e a energia elettrica ed inquinano pochissimo. La Toyota ne ha fatta una e
la Renault nell’85 ha creato un’auto che fa 100 chilometri con un litro di benzina.
Lo sa che fine ha fatto? E’ a Parigi, dentro un museo.
Quindi nessuna speranza? Continueremo a bruciare petrolio finché ce ne sarà sulla
Terra?
No, non credo. Alcuni hanno capito che bisogna cambiare. Le auto che ci sono in giro
sono tutte uguali, cambiano gli accessori. Le case automobilistiche si specializzano
in quelle che chiamano “nicchie” di mercato, ma in sostanza fanno tutti la stessa
cosa. Il primo che venderà macchine che consumano pochissimo farà le scarpe a tutti.
E poi c’è chi sta facendo una vera rivoluzione, liberalizzando davvero l’energia.
In Italia ci sono tanti piccoli comuni i che hanno comprato i fili elettrici e si
distribuiscono e producono l’elettricità per i fatti loro. Col vento, col sole o con
la terra: energia eolica, solare e geotermica. Questo è il futuro, altro che carbone...

Beppe Grillo: "riprendiamoci quelle parole" Tratto da "La Repubblica" 20 giugno 2004

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Vorrei aderire alla Casa della liberta, ma a quella vera, vorrei intitolare "forza Italia" il mio prossimo spettacolo, ma forza Italia davvero. L'Italia ha bisogno di piu liberta e di una riscossa! Altro che pulirsi il sedere con il tricolore, come grido uno dei leader di questo governo. Altro che "chi non salta, italiano e!", come strillo per strada un suo ministro, dopo aver mandato tremila italiani a rischiare la pelle a Nassiriya. Cosa penseranno di questi ministri della vergogna quei soldati che con il tricolore rischiano si di saltare, ma sulle bombe irakene? Nel mio spettacolo chiedo: "Casa delle Liberta"? Ma vogliamo scherzare? Siamo all'appropriazione indebita, all'"economia della truffa", come scrive l'economista statunitense J. K. Galbraith. Secondo un altro economista statunitense, J. Stiglitz, domina l'"asimmetria dell'informazione" (la teoria per cui prese il Nobel): e l'approfittamento - non il profitto - di chi sa a danno di chi non sa: per esempio quello dei top manager che sempre piu spesso saccheggiano azionisti, consumatori e Stato. Secondo Stiglitz dai "ruggenti '90" rubano di piu molti top manager - per esempio con le famigerate stock option - di quanto mai possano sognar di rubare i peggiori politici (http://www-1.gsb.columbia.edu/faculty/jstiglitz/). E in Italia come reagiamo? Fuori i politici delle "convergenze parallele", dentro i pubblicitari, i top manager e gli avvocati della "Milano da bere"! Dentro -

purtroppo - non in adatti edifici sorvegliati; dentro nel parlamento, nel governo, nella RAI.

Attenzione, non parlo solo del furto dei soldi, ma di uno peggiore, il furto delle parole. Mettiamo, per ipotesi, che costoro non abbiano mai rubato, evaso le tasse, corrotto un finanziere o un giudice, maneggiato fondi neri, societa offshore, P2, tangenti, condoni. Ma le parole? Come la mettiamo con il furto con destrezza delle parole? La lingua e il principale bene di un popolo. Rubargliela e un delitto. Condoniamogli i delitti finanziari, ma non perdoniamogli l'appropriazione indebita delle parole! La vera "Casa della liberta" (Freedom House) esiste da sessant'anni, non da tre. Fu fondata da Eleanor Roosvelt e da altre personalita statunitensi per promuovere la democrazia nel mondo. Il suo rapporto annuale sulla liberta di stampa classifica le nazioni in libere, semilibere, non libere. Nel 2004 l'Italia e passata da paese libero a semilibero, scendendo al 74? posto, dietro a Benin e Botswana (http://www.freedomhouse.org/research/pressurvey.htm). In Europa, Turchia e Italia sono le uniche pecore nere, i due Paesi semiliberi. Come puo un Paese semilibero pretendere di insegnare la liberta agli altri come vuol fare l'Italia in Irak?

Come casi di "Deterioramento globale della liberta di stampa" la "Casa della liberta" cita Bulgaria, Italia e Russia, degradate quest'anno di una categoria. Per illustrare il degrado della liberta, la direttrice del rapporto statunitense, signora K. D. Karlekar, cita per nome e cognome il primo ministro italiano e il suo "enorme impero mediatico". Chi sono allora i cialtroni della liberta, quelli della Casa statunitense o quelli della Casa italiana? Del resto la Casa italiana e nata sulle tradizioni e con gli uomini di due aberrazioni della liberta: il fascismo - insieme al comunismo reale tra le maggiori negazioni della liberta in questo secolo - e la propaganda commerciale invasiva e obbligatoria.Per mascherare con la "Liberta" una compagnia di squali della pubblicita, piduisti, mussoline e mussoliniani, fascisti di tutti i tipi (post, ex, neo, ultra), xenofobi mangia bingo-bongo e pochi clericali, non basta la faccia di bronzo, ci vuole un lifting al titanio. Denunciando le truffe della pubblicita dicevo nel 1993: "Attenti! Mastrolindo e piu pericoloso di Craxi". Oggi Mastrolindo e i suoi creativi si son presi il governo, il parlamento, la RAI. I governanti di prima arraffavano soldi per fare il partito. I governanti di adesso fanno il partito per difendere i soldi arraffati. Cosa dira Mastrolindo del rapporto
2004 della vera "Casa della liberta"? "Spazzatura!" dira? Come disse dell'Economist che gli dedico in due anni tre copertine - un record in 160 anni di pubblicazioni. Minaccera querele anche agli eredi della signora Roosvelt come fece vanamente con l'Economist?

Se la sua fede a stelle e strisce fosse vera, il portatore sano di democrazia ribattezzerebbe la sua compagnia "Casa delle semiliberta" e cercherebbe di riportare l'Italia al rating statunitense di paese libero. Sapete che Cina, Russia, Italia, Cuba, Vietnam e Nord Corea sono tra i pochi paesi dove il governo o il suo capo pagano ogni mese lo stipendio a piu di un migliaio di giornalisti? Ovviamente per garantire la loro liberta.E poi, perche "Casa delle Liberta"? Perche la liberta da garantire non e una sola, quella di Mastrolindo. Sono molte! Quella di Previti, di Dell'Utri, di Borghezio e della cinquantina di inquisiti o processati o
patteggiati o o prescritti o condannati che la CdL ha messo al sicuro in parlamento. C'e un'altra "truffa innocente": Forza Italia. Da piu di un secolo era l'incitamento degli italiani per i nostri atleti nel mondo. Prima era di tutti, ora e stato sequestrato. Non possiamo piu usarlo, a meno di fare propaganda gratuita al partito di Dell'Utri, Previti e Mastrolindo. "Forza Italia" non lo hanno semplicemente privatizzato, ce lo hanno proprio rubato. Nelle privatizzazioni di un bene pubblico, si paga un indennizzo. Dorian Gray invece si e preso il malloppo e non ci ha pagato niente. Anzi, gia che c'era, si e preso anche il nostro colore - l'azzurro - e visto che un colore non gli bastava, s'e acchiappato anche il tricolore. Lui sa bene che nomi, marchi e logo di successo - es. "Marlboro" o "Nike" - valgono decine di miliardi di euro. Lui invece "Forza Italia", il nostro azzurro e il nostro tricolore se li e acchiappati gratis. Calcolando poco, diciamo mille euro a testa, Dorian Gray deve agli italiani almeno 57 miliardi di euro, dieci volte piu del suo patrimonio. Ha fatto un colpo grosso, eh?Dovremmo battezzare "forza Italia" pizze, gelati, cocktail, barche, navi, spiagge, sentieri alpini, gatti, cani, cavalli, circoli culturali, romanzi, bande, feste. Riprendiamoci il nostro "forza Italia"! Questo bisogno mi e venuto con il mio spettacolo "Blackout", mentre spiegavo quanto l'Italia sia scesa in basso. Una ventina dei principali indicatori internazionali di
sviluppo ci danno in media al 35? posto nel mondo. Altro che "nuovo miracolo italiano"!

Siamo tra il 20? e il 25? posto per indice di sviluppo umano, reddito pro capite, indice di capacita tecnologica, aiuti allo sviluppo, libri venduti; tra il 30? e il 35? posto per mortalita infantile, indice di corruzione, computer e giornali pro capite; 40? per indice di uguaglianza, 51? per indice di competitivita, 74? per indice di liberta di stampa, 83? per indice di sostenibilita ambientale. Sintomatico e il nostro indice di competitivita: 32?, 33? e 34? posto nel 2000, 2001, 2002, 41? nel 2003, 51? nel 2004. Il lento smottamento ora e frana. Altro che miracoli! Le cause di questo crepuscolo hanno radici nei decenni passati. Una delle
cause importanti pero e il degrado intellettuale e morale provocato dalla televisione commerciale, sia privata sia statale. Vent'anni di questa intossicazione finiscono per convincere che benessere e felicita non dipendono dall'ingegno, dal lavoro e dall'onesta, ma dalla seduzione, dall'imbonimento e dalla furbizia. Economia allora non vuol piu dire studiare, ricercare, inventare, produrre, ma ridere, ingannare e vendere. Conducendo gli affari di Stato come quelli pubblicitari e televisivi, i nostri mastrolindi sono riusciti in pochi anni a indebolire l'Italia piu di quanto avessero fatto in decenni i loro protettori socialisti e democristiani. Adeguando diversi ministri e parlamentari alla volgarita e al turpiloquio delle loro televisioni, hanno ribaltato il significato della parola "volgare". Oggi sono le elite a involgarire il volgo. La volgarita non viene piu dal basso, ma dall'alto, dagli uomini piu ricchi e piu potenti del paese, dalle tecnologie e dalle istituzioni che controllano. Non e grottesco che proprio chi per vent'anni ha corrotto la forza, l'intelligenza e la reputazione di questo Paese prenda ancora in giro gli italiani al grido di "Forza Italia"? Proprio loro, che da vent'anni sono i becchini dell'Italia, non possono ora far finta di volerla rianimare...